Il 30 e 31 marzo 2026, nella splendida cornice della Biblioteca Statale di Macerata, si è svolto il convegno internazionale Scienze accessibili: spazi e limiti fra Umanesimo e prima età moderna, scaturito dalla sinergia e dall’intersezione dei progetti Prin2022 e MSCA2022.

Due giornate di lavoro, articolate in tre sessioni tematiche («Generi, spazi e soluzioni», «Medicina», «Scienza e religione»), hanno sollecitato riflessioni sulle forme di elaborazione, trasmissione e accesso ai saperi e alle pratiche scientifiche tra Quattro e Seicento, attraverso molteplici prospettive disciplinari (letterarie, filologiche, filosofiche, storico-artistiche).

Generi, spazi e soluzioni

La prima sessione, presieduta da Claudia Corfiati (Università di Bari), ha preso avvio nel pomeriggio del 30 marzo con l’accessus ai lavori di Silvia Fiaschi (Università di Macerata), che ha illustrato il nucleo epistemologico del convegno. Cécile Caby (Sorbonne Université) ha esplorato il nesso tra retorica umanistica e insegnamento astrologico attraverso l’analisi di alcune rare prolusioni accademiche, tema sviluppato anche nell’intervento di Michele Rinaldi (Università della Campania “L. Vanvitelli”), dedicato alle Commentationes in Ptolemaeum di Giovanni Pontano. Dalla trasmissione del sapere astronomico a quella dei saperi filosofici e scientifici, Marie-Dominique Couzinet (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) ha spostato l’attenzione sull’Università di Parigi nel Cinquecento, con un focus su Pietro Ramo e i suoi collaboratori. Ha chiuso la sessione Francesca Coltrinari (Università di Macerata), che ha indagato il confine tra osservazione scientifica e rappresentazione artistica in Gherardo Cibo e Giovanna Garzoni.

Medicina

La seconda sessione, presieduta da Silvia Fiaschi, ha preso avvio nella mattinata del 31 marzo con Sofia Russo (Università di Macerata), con l’analisi del Consilium de aborsu di Antonio Dati da Visso (tràdito dal ms. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1177). Il tema dell’accesso al sapere ha trovato sviluppo nell’intervento di Corinna Bottiglieri (Università del Salento), che attraverso alcuni testi medici del Quattrocento meridionale ha riflettuto sui meccanismi di accesso agli studi, alla cultura e alla cura. Leonardo Graciotti (Università di Pavia) ha invece indagato il problema dell’igiene rinascimentale con l’analisi di alcuni trattati de sanitate tuenda. A chiusura della sessione, Michele Merlicco (Università di Pavia) ha dedicato il suo intervento all’invenzione della malinconia dei selvaggi, tema che ha aperto una vivace discussione sul rapporto fra alterità culturale e costruzione della malattia mentale nel pensiero rinascimentale.

Scienza e religione

La terza sessione, dedicata al rapporto tra scienza e religione e presieduta da Tommaso De Robertis (Università di Macerata), si è aperta con l’intervento di Alberto Maria Amoruso (Università di Bari), che ha esaminato le teorie sui fulmini nel pensiero scientifico del Cinquecento. Renato Ricco (Université Côte d’Azur/Università di Napoli “Federico II”) ha proposto una lettura dell’Incendium ad Avernum lacum di Girolamo Borgio, sullo sfondo del contesto pontaniano e della minaccia ottomana. Guido Giglioni (Università di Macerata) ha invece affrontato il tema dei modi della comunicazione scientifica attraverso il confronto fra Ruggero e Francesco Bacone. A chiusura dei lavori l’intervento di Stefano Brogi (Università di Siena), dedicato alla Bibliothèque universelle et historique (1686-1693) di Jean Le Clerc, analizzata come terreno di confronto tra arminianesimo e antitrinitarismo.

E per ricordarci che il tempo, da sempre, è il punto di partenza di ogni forma di conoscenza, le sessioni sono state scandite da due visite guidate allo splendido Orologio planetario della Torre Civica di Macerata, manufatto meccanico completato dai fratelli Ranieri nel 1571, capace di misurare ore, mesi, fasi lunari e moti planetari. Un congegno che ricorda come la regolazione del tempo, conditio sine qua non di ogni impresa conoscitiva, è sempre stata oggetto di elaborazione scientifica e strumento di legittimazione culturale.

Grazie a relatrici, relatori, organizzatori e partecipanti, che hanno condiviso momenti di confronto e di dialogo.