Nei Commentarii, Piccolomini sottolinea il ruolo cruciale svolto da Agnese di Borgogna nel conflitto tra Filippo il Buono, suo fratello, e Carlo I di Borbone, suo marito. Le parole della duchessa, infatti, ebbero un’influenza decisiva in grado di placare l’ira di Filippo e modificare l’esito della guerra.
Agnese di Borgogna, figlia di Giovanni senza Paura, duca di Borgogna, e di Margherita di Baviera, nel 1425 sposò, per volere del fratello, Carlo I di Borbone, divenendo duchessa consorte di Borbone, d’Alvernia, contessa di Clermont e di Forez. Il matrimonio consolidò l’alleanza tra le due potenti casate.

Nonostante il legame di parentela, Carlo di Borbone intraprese l’offensiva contro i domini di Filippo III di Borgogna, occupando Marigny e avviando un conflitto contro il cognato. Quest’ultimo, venuto a conoscenza dell’attacco, rispose marciando verso l’Alvernia e occupandola. L’arroganza e la sfrontatezza con cui Carlo dichiarò guerra a Filippo determinarono l’inizio di un sanguinoso conflitto, che si concluse con la supremazia di Filippo, costringendo Carlo a rinunciare alle sue ambizioni.

Dopo aver subito la perdita di parte del principato e aver assistito alla devastazione del territorio, Agnese decise di intervenire nel conflitto tra i due uomini tentando di ottenere la clemenza del fratello. Si recò a Nevers, dove Filippo si trovava, accompagnata dai suoi cinque figli, con l’intento di suscitare compassione nei confronti dei suoi nipoti.
Piccolomini nei Commentarii riporta il colloquio fra i due dando la parola ad Agnese. Descrive l’atto di sottomissione della duchessa che si inginocchia piangente davanti a Filippo e gli rivolge lamentele e preghiere, poiché consapevole della colpa del marito; svolgendo questo gesto di umiltà, la duchessa chiede perdono e misericordia supplicando il fratello di cessare di infliggere tale pena a Carlo per il suo errore e invocando la pace.
La donna sottolinea la sua condizione di estrema difficoltà e di profondo dolore derivante dal fatto che a combattere siano i due legami affettivi a lei più cari:
Heu me misera, quae dum virum amo, fratrem odisse videor; dum fratrem colo, virum perdo.Et mihi modus erit hos inter repugnantes affectus? Te mihi fratem dedit, fortuna hostem fecit.
L’orazione si conclude con la richiesta della donna di poter riavere i propri beni e possedimenti e giungere ad una pace; come ultimo atto di amore e sacrificio per il marito, i figli e i suoi domini, Agnese offre sé stessa al fratello pregandolo di vendicarsi su di lei piuttosto che sulla sua famiglia:
Aut his parentis, mihi viri concedito patrimonium; aut, si non cadit ira, in me vindica delictum.
Commosso dalle parole della sorella, Filippo risponde dimostrando grande clemenza nei confronti del cognato, i due raggiungono la pace con l’accordo di Arras, firmato nel settembre del 1435, che pone fine alle lotte tra Francesi e Borgognoni:
Vicisti, soror, tuis precibus. Bellum solvimus.
Questo episodio mostra il ruolo diplomatico di Agnese e la sua influenza nelle dinamiche familiari e politiche dell’epoca. Solo Pio II attesta e descrive l’incontro tra i due fratelli, non vi sono ulteriori testimonianze e narrazioni che riportano l’intervento determinante della donna.
PICCOLOMINI, Commentarii: Libro IX, cap XXI.