Nei Commentarii, Piccolomini sottolinea il ruolo cruciale svolto da Agnese di Borgogna nel conflitto tra Filippo il Buono, suo fratello, e Carlo I di Borbone, suo marito. Le parole della duchessa, infatti, ebbero un’influenza decisiva in grado di placare l’ira di Filippo e modificare l’esito della guerra.

Agnese di Borgogna, figlia di Giovanni senza Paura, duca di Borgogna, e di Margherita di Baviera, nel 1425 sposò, per volere del fratello, Carlo I di Borbone, divenendo duchessa consorte di Borbone, d’Alvernia, contessa di Clermont e di Forez. Il matrimonio consolidò l’alleanza tra le due potenti casate.

François-Roger de Gaignières, Agnese di Borgogna, in Inventaire des dessins exécutés pour Roger de Gaignières, f.33, 1891. Biblioteca nazionale di Parigi, Francia.

Nonostante il legame di parentela, Carlo di Borbone intraprese l’offensiva contro i domini di Filippo III di Borgogna, occupando Marigny e avviando un conflitto contro il cognato. Quest’ultimo, venuto a conoscenza dell’attacco, rispose marciando verso l’Alvernia e occupandola. L’arroganza e la sfrontatezza con cui Carlo dichiarò guerra a Filippo determinarono l’inizio di un sanguinoso conflitto, che si concluse con la supremazia di Filippo, costringendo Carlo a rinunciare alle sue ambizioni.

Jean-Marie de La Mure, Charles Ier et d’Agnès de Bourgogne, in Histoire des ducs de Bourbon et des comtes de Forez, p. 167, 1868. Paris.

Dopo aver subito la perdita di parte del principato e aver assistito alla devastazione del territorio, Agnese decise di intervenire nel conflitto tra i due uomini tentando di ottenere la clemenza del fratello. Si recò a Nevers, dove Filippo si trovava, accompagnata dai suoi cinque figli, con l’intento di suscitare compassione nei confronti dei suoi nipoti.

Piccolomini nei Commentarii riporta il colloquio fra i due dando la parola ad Agnese. Descrive l’atto di sottomissione della duchessa che si inginocchia piangente davanti a Filippo e gli rivolge lamentele e preghiere, poiché consapevole della colpa del marito; svolgendo questo gesto di umiltà, la duchessa chiede perdono e misericordia supplicando il fratello di cessare di infliggere tale pena a Carlo per il suo errore e invocando la pace.

La donna sottolinea la sua condizione di estrema difficoltà e di profondo dolore derivante dal fatto che a combattere siano i due legami affettivi a lei più cari:

Heu me misera, quae dum virum amo, fratrem odisse videor; dum fratrem colo, virum perdo.Et mihi modus erit hos inter repugnantes affectus? Te mihi fratem dedit, fortuna hostem fecit.

L’orazione si conclude con la richiesta della donna di poter riavere i propri beni e possedimenti e giungere ad una pace; come ultimo atto di amore e sacrificio per il marito, i figli e i suoi domini, Agnese offre sé stessa al fratello pregandolo di vendicarsi su di lei piuttosto che sulla sua famiglia:

Aut his parentis, mihi viri concedito patrimonium; aut, si non cadit ira, in me vindica delictum.

Commosso dalle parole della sorella, Filippo risponde dimostrando grande clemenza nei confronti del cognato, i due raggiungono la pace con l’accordo di Arras, firmato nel settembre del 1435, che pone fine alle lotte tra Francesi e Borgognoni:

Vicisti, soror, tuis precibus. Bellum solvimus.

Rogier van der Weyden, Filippo III di Borgogna, Musée des Beaux-Arts, 1445. Digione, Francia.

Questo episodio mostra il ruolo diplomatico di Agnese e la sua influenza nelle dinamiche familiari e politiche dell’epoca. Solo Pio II attesta e descrive l’incontro tra i due fratelli, non vi sono ulteriori testimonianze e narrazioni che riportano l’intervento determinante della donna.

PICCOLOMINI, Commentarii: Libro IX, cap XXI.